le collane
i giochi
gli autori
 

Tutti a Terra!

di Ismaele Cattaneo
Edito da “Edizioni Microcosmo Creativo”, Licenza CC ByNcNd 3.0 Unported

Acquista il libro artigianale in carta ecologica riciclata a 3 euro (compresa la spedizione)

 

 

 

Storia di un seme di vento

Un giorno dissi volerò
e raccolsi terra e pioggia, sterco e lacrime.
Poi il tempo passò nel fango
e nacqui fiore, sembravo un fiore
e raccolsi sole e luna, fuoco e ghiaccio
finche il tempo passò nel deserto.
Ero legno, sembravo di legno, sembravo morto
ma dissi volerò.

E da quando il legno cresce
sembro vivo sotto la scorza, sono vita per tante foglie
ed ho tanti frutti
e raccolgo vento e uccelli, cieli e nidi.
E da quando sembro albero
sembro crescere senza fine
e raccolgo stelle e universo, luce e pace.

Poi il tempo passò ancora
ma ora non volerò.
Tanto tempo per arrivare fino al cielo…
mettendo le radici nella terra.

Sembro albero, non sembro nuvola,
raccolgo aria densa e bianca, ombra informe e via,
vola via…
sono albero e il tempo passa
via come questa nuvola sulla mia chioma.

 

 

 

Il sapore del cielo

Alle volte mi sento così ingenuo che basta una giornata di pioggia a stupirmi. Il rumore delle gocce d’acqua che cadono così violente è uno spettacolo che va vissuto con le finestre spalancate, e subito dopo l’acquazzone bisogna andare al bosco di Capodimonte per sentire l’odore violento della terra smossa. È una esperienza, oserei quasi dire scientifica…
Mi specchio in una pozza e d’incanto mi trovo a dover fare i conti con una superficie molto più complessa di quello che poteva sembrare. Vedo me circondato dal cielo, per la prima volta, vedo me vibrare e crescere in cerchi che vanno a perdersi oltre i limiti del mondo noto. Capisco che sotto la mia immagine non c’è nulla, solo della terra pasticciata, ma colgo una certa profondità, viva d’acqua dal sapore inconsapevole del cielo, e in una pozzanghera conosco il cielo, lo assaggio e sa di maggio. La pioggia ha il sapore del sole, non sto scherzando. Credo perché quando ero piccolo e c’era il sole andavo a giocare nel giardino e la terra mista al sudore scendeva dalla fronte alle labbra in forma di goccioline dal sapore delizioso, davvero, un sapore che somigliava tanto a quando nuvole di scirocco minacciano pioggia a fine agosto. Spalancavo la bocca verso il cielo per bere il cielo, e nella mia testa piccolina interrogavo la natura, scoprivo di quali essenze ero fatto…
Oddio, mi sono imbambolato ancora una volta…
Ma adesso ho capito perché, che ho sempre la testa tra le nuvole. Cerco l’intelligenza di quel bambino.

 

 

 

Ci sono donne

Ci sono donne che con un sorriso possono disordinare tutta la mia vita.
Le incontro sempre nei giardini pubblici, o ai concerti, o alle feste, e in un attimo cancellano tutto il mio passato. E il mio futuro. Se stavo andando a lavorare, non vado più. Se il giorno dopo devo dare un esame, resto con lei tutta la notte. Se stavo pensando ai miei progetti, la mia mente diventa un deserto di sabbia e i castelli si sgretolano su loro stessi.
Una volta mi sono innamorato così tante volte in una sola giornata che dopo qualche giorno ci ho riflettuto un po’, ed ho concluso che i luoghi in cui incontro queste donne hanno un’influenza fortissima su di me. Abbasso la soglia di coscienza quando sono nel verde di un parco, cosicché divento più tenero nel mio strato celebrale, e lo sguardo di una ragazza mi penetra dentro con la facilità di un dito nella nutella.
Ai concerti la musica mi fa ricordare del primo amore, predisponendo il mio animo a ritrovare quella sensazione ormai primordiale in un corpo giovane, con l’illusione di saperlo ancora integro come puro è stato l’amore la prima volta.
E alle feste mi sento sempre fuori luogo, e il mio sguardo imbarazzato fa ridere tutte le ragazze, così che è facile che trovi tra tutti quei sorrisi un angolo di bocca nel quale rifugiarmi nei momenti di insicurezza.
Adesso quando passeggio in un giardino o vado a un concerto o a una festa ho sempre te accanto, e la mia vita è costantemente sottosopra.

 

 

 

La barchetta di carta

Si erano conosciuti in un caldo pomeriggio di quasiestate, passeggiando lungo il mare. Le loro vite finalmente si erano incontrate e adesso percorrevano la stessa strada. Verso il porto.

Un viaggio, adesso è folle il destino. Dove che importa torniamo andiamo pochi soldi in tasca tanti posti da scoprire.
Ci… potremo in un istante conoscere la vita meglio.
In un istante la vita scorre.

Lei andò via, lasciandogli un foglio di quaderno con su scritto nome indirizzo e numero di telefono. Lui ne fece una barchetta di carta, e con gli occhi seguì la direzione della corrente.

La testa pesa. Chi sa dove conduce questa libertà.

 

 

 

Crepacuore

Rose rosse pungono nel cuore e ad ogni pulsare nuovo dolore. Sangue si somma nei vasi già pieni, rimpingua i tessuti, gonfia le mani.

Ad ogni pulsare il cuore si punge, e ad ogni dolore il cuore si stringe. Stringe, si punge; stringe, si punge; più stringe, si punge. Piange sangue.

Rose affogate nell’igneo affetto, esplose nel petto, sventrano vene, come fontane. Una lacrima rossa tinge le labbra, una sorgente di calda passione esala dal corpo.

Piange sangue. Piange sangue.

 

 

 

La Danza degli Amanti (in letti distanti o nello stesso letto)

Raggiunti gli amanti, e spenta la luce, chiusi gli occhi.
Annullano spazio e tempo. Dentro il corpo gli amanti cercano senza occhi, nelle braccia stringono senza possibilità di trattenere.
E posano l’orecchio sul cuore, poi sordi e invisibili danzano, ovunque, nell’aria, nel buio. Fuori dal corpo, dentro l’anima. Nell’elettricità che scorre sottopelle e significa vita.
Poi la notte diventa giorno, ma gli amanti confondono, e continuano a danzare, sordi e invisibili, fuori dal corpo e dentro l’anima.
Questa è la danza degli amanti: un giro avvolti dal loro stesso calore, un giro completamente esangui.

 

 

 

Finestre della mente

Di sparire, simile a vetro,
dopo esser raggiunto da un raggio
del sole.

Dietro le finestre sono
o sogno
le mani… le ali.
E sento vento di seta,
ma soltanto tende di velluto
si fanno palpare.

Di volare, oltre il vetro,
col corpo ancorato.

Trasparente, come il vento,
è l’alito
dentro un corpo di cristallo.

 

 

 

Linea continua di orizzonte nell’immenso cielo

Le pecore vanno. Dove? Vanno.
Le pecore sono i riflessi delle nuvole,
ma chiuse in un piccolo recinto.
Guardano a terra e vanno, ma potrebbero non guardare.
E infatti non guardano, sono cieche e sorde e mute,
ma con la loro stupidità vanno.

E le nuvole? Dove vanno le nuvole?
Le nuvole sono pensiero, e il recinto
è una linea continua di orizzonte nell’immenso cielo.
Guardano l’infinito e poi non vanno,
proprio perché dall’alto ci vedono benissimo,
e sentono tutto, e parlano pure.
E allora lottano contro venti di istinti e densa razionalità,
sono libere ma cercano coerenza nella loro forma.
Le nuvole non vanno, si trasformano.
E infatti, a guardarle bene,
le nuvole non si muovono nello spazio,
ma hanno il dominio del tempo.

 

 

 

La Ruga dell’Anima

Nomi e luoghi fluivano nei ricordi come liquidi colorati lenti in un tubetto di gomma. Sguardi e vento, intanto, si infrangevano sottopelle, lasciando rughe di espressione nell’anima.
La vita scorse sotto il cielo sereno, distratto a volte da grandi nuvole bianche, a volte dallo scroscio di pioggia che, cadendo dentro la mia testa, sciolse gli acquerelli con i quali dipinsi la mia memoria.
Ho imparato a sorridere, tu ad allargare gli occhi. Oggi ci riconosciamo, e percorriamo la stessa strada, sulle mani abbiamo la mappa del destino, ma non sappiamo leggerla. Allora le nostre dita si stringono forte, mentre i piedi scoprono paesaggi nuovi, verso l’arcobaleno.
I colori, scivolati nel cuore e dispersi oltre gli occhi, rendono ogni addio più dolce. Le gambe sono sicure, i muscoli sorridono, mentre l’anima si veste d’argento canuto.

 

 

 

La cera di una candela che si spense

Quel che resta di noi sono lacrime di brina su un fiore al margine della carreggiata. Quel che resta di noi sono lenzuola che sporcammo e che ora sono stese al sole. Numeri di telefono che non abbiamo dimenticato, luoghi in cui ancora ci smarriamo se non li percorriamo più mano nella mano.
Ancora parole che suonano sorde e che mai udirai, e baci e morsi che adesso sarebbero più profondi, se solo potessimo sfiorarci. Se potessi assaggiare questa lacrima, capiresti. E le tue labbra sul mio viso resterebbero incollate in quel punto, per paura di scivolare.
Quel che resta di noi sono palloncini ad elio regalati al vento. Quel che resta di noi è un concerto estivo sotto la pioggia che ha lasciato il ricordo in fondo alle ossa. Fotografie che non hai strappato, bottiglie di vino che non ho più aperto.
Ancora la cera di una candela che si spense mentre facevamo l’amore, e una maglietta sotto al cuscino, un cassetto rimasto vuoto.
Quel che resta di noi…

 

 

 

Giro giro tondo

Il giro giro tondo non è affatto un gioco democratico. O almeno non è nato democratico, è stato qualche imbonitore a trasformarlo in un gioco universale.
I bambini di due anni non possono giocare: troppo piccoli. Fino a dieci-dodici anni i bambini non possono girare insieme ai loro genitori: troppa differenza di peso. Le femminucce non possono giocare: troppo inclini alle lacrime.
Il giro giro tondo è un gioco violento, pericoloso e deviante, ci vuole una buona dose di follia per farlo con il ritmo giusto… perché il ritmo delle parole non è: giiiro giiiro toon-do, quaan-to è bbeel-llo il moon-do…
Si afferrano forte le mani del compagno, si butta tutto il peso del corpo all’indietro e si gira e si canta freneticamente…

«GIROGIROTNDO QUANTEBBELLILMONDO CENTOCIИQUANTA LAGAΓLINACAИTA LASCIATELACAИTARE SIΛOΓEMAЯITAЯE CSCAΓMOИDO ASCCAΓATEЯЯA…»

Ismaele Cattaneo - Girogirotondo (autoscatto, 2005)

 

 

 

La biglia di vetro

Dovrei mettere del lievito nel cervello. Così i ricordi, disciolti nella materia grigia, potranno di nuovo trasformarsi in qualcosa di solido, come una torta fatta in casa.
Ma la soluzione dei ricordi è solo una goccia satura al centro del cervello, perciò ho capito che quello che vivo oggi sono sensazioni liquide che sfuggono alle reti neuronali e si infiltrano nei tessuti molli del corpo, nello stomaco, nel cuore, nelle gambe. Di tutto questo nella memoria non resta quasi nulla, se non una pallina di vetro dal peso specifico inverosimile. Raccoglie l’essenza del mio vivere, pura da ogni episodio, indistruttibile, insondabile al suo interno. Gli impulsi elettrici le rimbalzano contro, ed ecco che il mio cervello funziona ancora, mentre quello che vivo, fuori, sono sensazioni, e ormai mi penetrano direttamente nei tessuti.

 
Ismaele Cattaneo

Acquista il libro artigianale in carta ecologica riciclata a 3 euro (compresa la spedizione)