Favola
Io cercherò quello che davvero vale.
Lo ricordo bene. Eri tutto quello che cercavo.
Ma la Vita riserva sempre sorprese. I nostri piani il più delle volte sono disattesi. Mardou lo ha scoperto.
La piccola era benvoluta da tutti, coccolata per il suo portar luce ovunque andasse. Con la sua eleganza e quella vocina addolciva chiunque la guardasse. Per non parlare del suo sguardo che ammaliava e imprigionava…
Un piccolo fiore.
Si divertiva con semplicità nelle piccole gioie e nella pacatezza della quotidianità che viveva, sempre eguale eppur diversa, come lo sciabordare del suo mare. Ah, il suo mare. Quanti momenti lunghi giorni settimane mesi anni trascorsi a giocare, a litigare, ad amare, a detestare.
La prima volta che vide il Mare, Mardou era poco più che una bambina. Aveva tanti Sogni e la gioia ancora piena di spontaneità. Era ancora una bambina. Che si divertiva.
E correva sulla spiaggia rincorrendo i gabbiani e implorandoli di portarla in volo con loro. E giocava con i sassi e le formiche. E quando pioveva era lì che piangeva. Con i suoi libri, era in attesa.
In attesa che il Suo Mare si accorgesse della sua presenza. Ma ciò non accadeva. Il Mare era sempre lì, calmo nel suo andare sulla riva e forte nell’infrangersi contro la roccia.
Un giorno, la piccola si arrese.
E fu proprio allora, quando, triste e con gli occhi gonfi di lacrime non versate, voltò le spalle, raccolse la sua borsa e le scarpe, che sentì un Sussurro.
Non capì quello che avesse sentito. Non sapeva se fosse la sua Mente. Non capiva che era la sua Pelle.
Poteva andar via, poteva non badare a quell’alito di Angelo.
Ma la sua voglia di Vivere, di Scoprire, di Amare era più forte.
E senza pensarci, tornò a cantare al suo Mare.
E continuò a tornarci ripetutamente, come se le Delusioni delle mancate risposte del Mare non la scalfissero. Non la toccassero minimamente.
Ma ogni giorno, un po’ di lei si spegneva. Cominciava a non chiedere più ai gabbiani di farla volare alto. Non si rendeva conto che i suoi passi calpestavano le formiche e frantumavano le conchiglie.
Ma lei non s’accorgeva di nulla. Il Suo Mare era lì, prima o poi le avrebbe parlato, e lei non poteva permettersi di perdere quel momento. Oramai viveva solo ascoltando il Suo Canto. Non riusciva più a godere di null’altro. I suoi Occhi, le sue Carni, erano intrise di quella Musica. Di quell’Odore.
Aveva lo Sguardo perso oltre l’Orizzonte, in un’ U-topia.
E il Mare soffriva. Non riusciva a far capire alla sua piccola giovane amante che le loro erano due Essenze diverse. Che le loro Vite non potevano ricongiungersi se non che per pochi Attimi di Pura Folle Magia.
Non poteva dirle nulla. Era succube di quella leggiadria, delle svolazzanti gonne della dolce Mardou, che volteggiavano seguendo i suoi movimenti sinuosi, mai impacciati, eppur timidi.
E con il trascorrere dei giorni dei mesi degli anni, il Mare aveva assistito all’implacabile mutamento di lei, Innocenza perduta, Amore intrappolato, Rabbia incontrollata.
Occhi persi – dolce Mardou
Dov’è il Sorriso che Amai?
Finalmente le aveva parlato. Ma lei non avvertì alcuna reazione. Nessun tuffo al cuore, nessun brivido. Nessuna Gioia Estasiante.
Solo allora capì di aver dedicato la Vita all’Impossibile.
Che tutto quello che fino ad allora aveva vissuto non era più il meraviglioso Sogno iniziale. La purezza del suo amore si era tramutata in una maniacale perversione. Mardou era abbrutita, non vedeva più la meraviglia e lo splendore delle cose, non aveva più stupore verso nulla.
Non aveva più il Dono di andare Oltre il Visibile.
E anche la Tristezza aveva lasciato posto all’Apatia.
Né dolce né amara.
Foglia al Vento
Accordo Stonato
Non c’è più Sintonia nei suoi Pensieri
Non più Armonia nei suoi Movimenti
E, alzatasi, va incontro al Suo Mare.
Lo Sguardo fisso, la Testa inclinata.
I piedi si bagnano, le caviglie si raffreddano, le vesti leggere si appesantiscono.
Le lacrime le rigano il Viso.
Ma non importa.
Mardou e il Suo Mare.
Si ricongiungono, perdendosi per Sempre.




