Grigio di Belbosco
Grigio uscì dalla sua tana alle 7 e 30 del mattino.
Grigio è un riccio.
Ma lui non è come gli altri.
Gli altri ricci sono marroni come i tronchi e con tante spine come le rose.
Lui invece è chiaro come le nuvole e con gli aculei tutti spuntati.
Grigio va ancora a scuola e Mamma Riccia ogni giorno gli ricorda di indossare il suo gilet.
Gli dice:
Grigio tu non sei come tutti gli altri ricci, hai bisogno di coprirti. Sei bianco e senza spine, se i tuoi compagni se ne accorgessero, ti prenderebbero in giro.
Lui tutte le mattine risponde:
Va bene mamma, starò attento a non farmi scoprire.
Grigio però rispondeva così solo per tranquillizzare Mamma Riccia.
Sapeva infatti benissimo che i suoi compagni si erano accorti che lui era diverso, nonostante indossasse ogni mattina il gilet che lei gli aveva fatto con tanta cura.
Gli sguardi che gli destinavano, erano eloquenti, ridevano appena girava la testa, nel parco della scuola cantavano cattive filastrocche sul suo gilet e sul fatto che era sempre solo.
I piccoli ricci se vogliono, sanno essere malvagi.
Nonostante fosse spesso solo, Grigio, non si abbatteva, si stringeva nel suo gilet, accanto al suo albero preferito e cominciava a disegnare il ritratto della riccia dei suoi sogni.
Ogni giorno aggiungeva particolari che immaginava la notte prima di addormentarsi.
Diceva fra sé e sé:
La riccia che mi amerà sarà proprio come quella del mio disegno e a lei non importerà se sono diverso dagli altri. Mi abbraccerà e io farò finta di non sentire le punture delle sue spine.
Era così che Grigio passava il suo tempo.
Fantasticava sulla riccia dei suoi sogni.
Un bel giorno ,Grigio, come tutte le mattine uscì dalla sua tana, salutò con un bacio Mamma Riccia, che come al solito gli raccomandò di indossare il suo gilet, e andò a scuola.
Quel giorno Grigio pensò che l’aria aveva proprio un buon odore e questo gli faceva vibrare tutti gli aculei.
Prima dell’inizio della lezione di matematica Ricciotta, la maestra di Grigio, fece un annuncio. Disse:
Riccetti miei, da oggi avrete una nuova compagna. Clariccia si è trasferita qui a Belbosco con la famiglia e da oggi frequenterà la nostra scuola. Mi raccomando, accoglietela bene.
Detto questo la maestra fece segno di entrare a Clariccia.
Grigio, quando la vide, per poco non ci restò secco.
Clariccia era uguale identica al ritratto che ogni giorno Grigio disegnava e allora quindi rimase con gli occhi spalancati e il cuore che gli batteva all’impazzata per un tempo che a lui, parve lunghissimo.
Il destino volle che Clariccia si sedette nel banchetto libero proprio affianco a quello di Grigio.
Lui proprio allora si accorse che Clariccia, quando si levò lo zainetto, indossava una lungo mantella di ciniglia.
I compagni di classe cominciarono subito a confabulare e Clariccia che non ci era abituata, arrossì tanto che si dovette coprire le guance con le zampette.
Grigio fu allora che, grazie ad un coraggio che non sapeva di avere, fece un’occhiataccia ai suoi compagni che subito smisero di ridere e, rivolgendosi a Clariccia, che lo guardò ammirata, disse: Non dare retta a questi stupidi, gli basta vedere qualcosa di diverso da loro, anche una semplice mantella, che subito cominciano a ridere e a parlucchiare tra di loro.
Dopo aggiunse:
Io mi chiamo Grigio, di qualsiasi cosa tu abbia bisogno, puoi parlarne con me.
Fu così che cominciò una bellissima amicizia.
Grigio ora sorrideva tutte le mattine, usciva prima dalla tana, salutava la mamma con un salto, lei non capiva cosa accadeva, e si precipitava all’albero dove abitava la famiglia di Clariccia, bussava al tronco, Clariccia si affacciava dal cespuglio e diceva:
Un attimo che arrivo, Grigio.
Gli altri animaletti di Belbosco che li vedevano passare li salutavano sorridendo, non avevano mai visto due riccetti vestiti di tutto punto l’uno con un bel gilet, l’altra con una lunga mantella di ciniglia.
La scuola per Grigio divenne una festa, ora le filastrocche dei compagni non parlavano più di lui da solo, ma di loro due; facevano pressappoco così:
Grigio è un riccio strano
ha sempre il suo gilet
si tiene per la mano
con Clariccia chissà perché!
La storia della mano non era vera ma Grigio era tanto contento quando sentiva quella frase, perché in cuor suo, sperava, un giorno, di potergliela stringere, e di passeggiare con lei e di rivelarle il suo segreto.
Pensava: Lei capirà di certo se è davvero la riccia di miei disegni.
Fu così che Grigio un bel giorno si decise, diede gli ultimi ritocchi al suo disegno, lo incorniciò in una cornice di legno di faggio e si recò all’albero di Clariccia in anticipo rispetto a tutte le mattine e risoluto che quel giorno le avrebbe chiesto di uscire a passeggiare con lui.
Quando bussò al tronco, Clariccia si affacciò dal cespuglio meravigliata di vedere che Grigio era gia lì e del fatto che avesse un bel pacchetto sotto la zampetta.
Quando scese vide Grigio prendere un bel respiro e si sentì dire tutto di un fiato:
Clariccia questo è un regalo per te l’ho fatto io e ci ho impiegato tanto tempo, vorrei tanto che tu lo accettassi.
Quando scartò il pacchetto e vide il suo ritratto, a Clariccia le si illuminarono gli occhietti ed allora Grigio continuò:
Clariccia, verresti stasera a passeggiare con me?
Clariccia a cui Grigio piaceva tanto, mosse solo la testa in su e in giù per dire sì visto che la felicità non le fece emettere una sola sillaba.
La serata fu bellissima.
Grigio la portò alla festa delle more e ballarono e sorrisero tutto il tempo, incuranti delle occhiate degli altri riccetti, che ora si capiva, erano solo invidiosi.
Quando, finita la splendida serata, Grigio accompagnò Clariccia a casa, era certo che lei era la riccia della sua vita e allora si convinse a svelarle il suo segreto.
Prese tra le mani tutta la forza che aveva e, proprio mentre stava per parlare, Clariccia prese la parola e disse:
Grigio tu mi piaci tanto e io vorrei stare tutti i giorni con te. Andare a scuola, passeggiare insieme, quando saremo grandi sposarci, ma a te, che amo, non posso nascondere nulla. Ciò detto, si voltò, e con un sol gesto smise la sua mantella e lasciò apparire in tutta la sua bellezza il suo dorso con tanti aculei simili a fiocchettini che non potevano quindi, pungere proprio nessuno. Mentre Clariccia tratteneva ancora il respiro perché il cuore le batteva forte, vide Grigio che le si parò davanti e con un larghissimo sorriso si levò il gilet.
Fu così che Clariccia vide la pelle chiara e gli aculei tutti spuntati di Grigio.
Fu proprio allora che al sorriso di Grigio si aggiunsero le lacrime di Clariccia che lo abbracciò forte e lo riempì di baci.
Fu in quel momento che entrambi capirono che uno era destinato all’altra.
Le loro particolarità infatti, che li avevano resi sempre così diversi agli occhi degli altri, li rendevano tanto simili fra di loro.
Ed a ognuno non importava che il parere dell’altro.
Grigio e Clariccia dopo aver finito gli studi si sposarono.
Lui divento il più importante medico di Belbosco lei invece divenne la più brava scrittrice di favole che c’era e faceva i dolci più buoni del bosco ed insieme ebbero ben dodici figlioletti.
Quei riccetti a chiazze bianche e marroni e con gli aculei come fiocchetti erano amati e benvisti da tutti perché i loro genitori erano considerati gli animaletti più graziosi anche se dal giorno in cui si dichiararono il loro amore non indossarono più né Grigio il gilet, né Clariccia la mantella che ora erano diventati delle bellissime coperte per i loro figlioletti che ogni sera davanti al camino chiedevano di ascoltare la storia del loro amore.
Vissero quindi, felici, diversi e contenti.




